VASO D'ARGILLA - ANDREIA E LUCIANO - DICEMBRE 2011 (PDF)
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Vaso d'argilla aprile 2011 - Luiz Roberto
Mi chiamo Luiz Roberto Xavier.
Appartengo a una famiglia molto povera, siamo 6 fratelli, tutti vivi grazie a Dio. Io sono l’ultimo, mia madre e mio padre lavoravano per mantenere la famiglia. Fin da bambino avevo voglia di lavorare per aiutare mia mamma e volevo essere io, il padrone della mia vita.
All’età di 14 anni cominciai a cercare lavoro per aiutare i miei genitori, grazie a Dio, riuscii.
Ero molto felice di poter aiutare la mia famiglia. Per i primi 3 mesi, detti tutto lo stipendio che ricevevo, il 4º mese cominciai a dare la metà e mentivo dicendo che la ditta aveva problemi… In verità mi piaceva comperare abbigliamento e scarpe alla moda…
Tornavo dal lavoro, ed uscivo subito per andare a scuola, ma… un piccolo dettaglio… io non entravo in aula: andavo al bar a giocare! Un venerdì, ero con i miei amici e cominciammo a bere, un bicchiere dopo l’altro; cominciai a sperimentare la coca cola con la pinga (specie di grappa), poi un vino, e dicevo: A ME NON FA NIENTE! Ma senza accorgermi divenni un alcolizzato.
Un altro venerdì, giocando con un amico, mi diede una sigaretta da tenere in mano e per curiosità feci un tiro, pensando NON MI FA NIENTE… Ma fu un altro vizio che entrò nella mia vita!
Stavo lavorando, mi ritenevo un “buon ragazzo” e non davo più soldi in casa. I miei genitori cominciarono a dubitare dall’odore di alcool e di fumo e per le condizioni in cui arrivavo a casa… Fino a che, un giorno mio padre mi chiamò per parlare e mi chiese perché mi stessi comportando così. Aggiunse: “Se continui così, puoi andartene!”. Risposi subito e dissi, preso dall’orgoglio: “NON HO BISOGNO DI TE, SONO PADRONE DELLA MIA VITA!”
Mia madre cominciò a piangere ed io non le diedi attenzione, parlai con un giovane che lavorava con me e andai a vivere con lui.
Fu la cosa peggiore che potessi fare: lui era cocainomane … e così sperimentai la droga.
Improvvisamente mi trovai ad essere proprio come piace al demonio: separavo i soldi dell’affitto e tutto il resto era per ballare e drogarmi. Arrivò il giorno che questo amico lasciò il lavoro e se ne andò, ed io che ero già drogato, entrai nella disperazione, ero completamente solo, cominciai ad affondare, mancavo spesso dal lavoro. Mi licenziarono e non avevo più soldi perché li avevo spesi tutti.
Così, senza niente, come il “figlio prodigo”, chiesi di poter tornare a casa: mia madre fu felice, ma mio padre no.
In questo periodo, mi fidanzai con una giovane chiamata Marzia e rimanemmo insieme quasi 1 anno. Avevo ricominciato a lavorare e sembrava che tutto andasse bene, ma il vuoto dentro di me rimaneva.
Un giorno, mia suocera mi chiamò e disse: “Tu hai messo incinta mia figlia, ora la assumi!” Pensai, sto lavorando: non è difficile per me! Il bambino nacque e dovetti affittare una casa.
Cambiai lavoro, ero aiutante in un laboratorio e mettevo molto impegno, avevo smesso con la vita disordinata.
Dio stava lavorando nella mia vita e tutto andava bene, stavo camminando bene e facendo etichette per le medicine. Lavorai 6 anni nella stessa ditta, ma non seppi riconoscere questa benedizione di Dio e vivevo come un animale, senza ragionare.
Un giorno mi venne un colpo di pazzia… Senza alcun motivo, cominciai tutto di nuovo: a giocare, a bere, a usare droga e tradire mia moglie. Non avevo ancora capito che, senza Dio, nessuno resiste. Cominciai a mancare dal lavoro e capitò quello che, in fondo, volevo: venni licenziato. Ricevetti la liquidazione, perfino il preavviso, senza lavorare, qualcosa avevo da parte. Infine, avevo un po’ di soldi … Parlai con un amico e comprammo un bar: cominciai a lavorare e secondo me stavo guadagnando molto, non sapevo che mi stavo inforcando sempre più! Raddoppiai tutto: ubriacature, droga, prostituzione. Molte volte tornavo dai bordelli, ‘fatto’ e mia moglie piangeva pensando che mi fosse successo qualcosa. Io le dicevo solo di andare a dormire e non le raccontavo niente. Sia il mio socio che io, andavamo a donne.
Quando buttavo i soldi sul tavolo, per mia moglie, lei diceva: “Non è questo che voglio!”. E io rispondevo: “Va a dormire!”
Dopo un po’ di tempo, lei cominciò a dire che un giorno o l’altro non l’avrei più trovata a casa… ma io non le davo importanza, litigavo, tanto sapevo che al massimo sarebbe andata da sua madre e dopo, due giorni, sarebbe ritornata.
Continuavo a lavorare nel bar ma, un lunedì, si fermò una moto, scesero 2 ragazzi, poi si accostò un’auto con altre 4 persone e gridarono: “É un assalto!”. Il mio socio corse a prendere l’arma, ma quegli uomini furono più svelti: spararono e lui morì sul colpo. Ruppero le 8 macchine da gioco e presero i soldi. Mi puntarono la pistola in testa e poi se ne andarono. Con la morte del mio socio, entrai in disperazione e affondai ancora di più nella droga
finché una notte arrivai a casa e non trovai nessuno! Aprii il suo guardaroba e c’era un biglietto: “Te l’avevo detto che un giorno me ne sarei andata! Vado a vivere con mia figlia, addio!”
In quel momento la casa cadde per davvero: la morte, la separazione, l’alcool, la droga, avevo perso tutto…
Tutto era finito, non avevo più amici, né niente.
Andai a vivere in un garage, bevendo e facendo lavoretti saltuari. Le persone passavano, guardavano l’immondizia che ero diventato e sentivano pietà. Era il fondo del pozzo, non mangiavo più, solo bevevo. Un giorno, ormai ben debilitato, attraversai la strada e un’auto frenò proprio davanti alle mie gambe, “FU DIO CHE MI SALVO’”.
Un altro giorno fui ricoverato e vi rimasi per 25 giorni, stavo per morire, fu Dio che mi salvò, ancora una volta.
Mia madre, conobbe una donna che aveva un figlio nella Missione Belém e mi disse “Va anche tu!”. La mia risposta era sempre: “domani” e continuavo a bere. Un giorno, mia mamma cominciò a piangere, pensai: “Vado, e resto solo qualche giorno, poi ritorno…”. Non sapevo che Dio avesse già preparato tutto per me. Arrivai nella casa, venni accolto bene e non riuscii più ad andare via… Dio mi tratteneva. Fecero lo Jé-Shuá che mi aprì gli occhi sul mondo di Dio che io non conoscevo, poi i corsi di Catechesi, il Diario spirituale…
Un giorno, in cappella, cominciai a chiedere a Dio la riconciliazione con la mia famiglia. Dopo 2 mesi, quando non me lo aspettavo, vidi entrare dal cancello mia madre, mia figlia e mia nipote. Guardai il cielo e dissi “SIGNORE NON MERITO TANTO!” Ma quando andai in cappella a pregare, per ringraziare, sentii dentro di me: “TI HO RIDATO I TUOI GIOIELLI, MA NON DIMENTICARTI CHE IO SONO IL TUO VERO ORO!”. A Lui devo la mia vita. Da 2 anni e 3 mesi sono nella Missione e sono molto felice. Mi hanno chiesto di coordinare il Centro S. Miguel Arcanjo, visto che Manuelzinho deve partire per Haiti. Mi sento molto bene, nel servire i fratelli, insieme a Fabio e Erich. Non si può spiegare la gioia che c’è nel mio cuore, quando vedo i fratelli che si restaurano. Mi sento utile, non sono più quell’immondizia di cui le persone sentivano pena. Scopro in me doni che neppure immaginavo. Qui siamo circa 150 persone e viviamo in armonia il che ci fa sentire una sola famiglia.
Alla fine di febbraio, ho pronunciato solennemente, davanti al Vescovo le mie “Promesse” di consegna a Dio, nella Missione Belém e sento che Dio ha “capovolto” la mia vita: da alcolizzato, mi ha fatto sentire figlio, con una volontà immensa di consacrare tutta la mia vita a Lui fino alla fine! Io ti amo Gesù!
Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in Francese, Spagnolo, Inglese e Brasiliano.
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Sono nato a Araçatuba, nello stato di San Paolo. Provengo da una famiglia povera ma onesta, cristiana, che tutte le domeniche andava a messa. Ricordo che i miei genitori ci portavano con loro; io e i miei fratellini andavamo a messa e ci insegnavano ad amare i fratelli.
A tredici anni ci trasferimmo nella capitale, dove trovai il mio primo lavoro, regolarmente assunto in una metallurgica e mi pagavano settimanalmente. Presto conobbi alcuni amici che amavano le notti e le ballate. Lì, mi innamorai per la prima volta, poi … il primo sigaro, il primo goccio di alcool… “i gocci di alcool” aumentarono sempre di più ed i giorni di lavoro, diminuirono sempre più. Cominciai a percorrere la strada sbagliata, ma è molto lungo raccontare tutto. Il peggio arrivò all’età di 29 anni, quando cominciai a usare
Cominciai come molti altri, fumando marijuana, poi passai alla cocaina, fino ad arrivare alla “benedetta” pietra di crack. Subito dopo cominciai a fare il trafficante, feci alcune rapine a mano armata ed anche alcuni omicidi.
Una volta, la polizia mi colpì ad una gamba, durante una rapina e corsi con il proiettile nella gamba per 15 km! Fui operato e rimasi 2 mesi in casa, in convalescenza, ma continuai a fare la vita di sempre.
Cinque anni fa stava morendo sul marciapiede, schiavo del vizio dell’alcool. Arrivò a rimanere intere settimane buttato sul marciapiede di una strada di Jundiaí, senza più forze per muoversi, facendosi addosso le proprie necessità… e continuando a bere! Non conosceva Dio, ma l’Onnipotente lo raggiunse nella fossa dove stava, e lo salvò e lo chiamò ad essere missionario nella sua Vigna. Oggi coordina la Casa di Restaurazione che lo accolse e lo salvò.
(continua…)
Sono nato il 23 maggio del 1976 e sono stato un bambino molto atteso, visto che il mio fratellino era nato morto.
Crebbi come tutti i bambini, ma in casa, fin da piccolo, assistevo a discussioni e litigi; i miei genitori non andavano d’accordo. Avevo molta paura di mio padre perché l’avevo visto picchiare mia madre, lui beveva molto, più tardi scoprii che usava anche droga. Il tempo passò.Quando la situazione si faceva molto difficile, mia zia suora veniva a prendermi e mi portava nell’asilo dove lei viveva, e rimanevo con lei vari giorni. Le cose continuarono a peggiorare fino ad arrivare al giorno in cui mia madre non ce la fece più. Aspettò che mio padre uscisse per andare al lavoro, prese ciò che avevamo e ce ne andammo. Era un cambiamento strano, ma rimasi felice pensando che non avrei mai più assistito ai loro litigi.
Sono nato a Paraíba e vivevo insieme ai miei fratelli, le mie sorelle e mia zia. La mia famiglia è sempre stata molto devota alla Madonna e mi portavano sempre a Messa alla domenica fina da bambino.
(continua…)
Sono nata il 15/09/1952 e la mia storia iniziò in un paese all’interno dello Stato di San Paolo, al confine con Rio de Janeiro.
Sono la nona di 14 figli. I miei genitori, lavoratori e persone che lottavano per vivere, avevano un problema serio che toglieva la pace in famiglia: si ubriacavano. Questo provocava continui litigi, aggressioni che toccavano anche noi. Mi ricordo che mio padre con un coltellaccio in mano minacciava di farla finita con tutta la famiglia. Mamma piangeva, implorando Dio, tentava di difenderci come poteva. Generalmente ci mettevamo tutti insieme in un angolo della stanza, una grande cucina dove c’erano le brace accese e un grande contenitore di acqua che bolliva: era l’unica maniera per mamma di difenderci e solo questo fermava papà.
(continua…)
Ho 35 anni. Sono nato e cresciuto a Jundiaí. La mia famiglia è molto semplice: papà, mamma, 5 figli. Sempre mi mostrarono il giusto cammino, ma non volli ascoltarli e ben presto conobbi il mondo delle droghe e della criminalità. Volevo solo rimanere con i miei “amici”… E mia mamma piangeva. Godevo di questa vita pazza: droga, strada, aventure…
Sono arrivato ancora bambino a San Paolo, solo, dal Ceará (Ca 3000 Km)
La mia è stata una vita triste perché ho conosciuto il mondo delle droghe molto presto e, ancora molto giovane, lasciai i miei genitori. Fin da bambino bevevo. Non avevo molto rapporto con mio padre ed arrivò il giorno che volevo ammazzarlo. Lui mi aveva chiesto di fare un lavoro in campagna. Io lo feci, ma mio zio mentì, gli disse che avevo fatto un lavoro sbagliato e mio padre mi mise in castigo. Rimasi con tanta rabbia che ritornai in campagna, distrussi il lavoro che avevo fatto, presi la sua arma e dissi a mio fratello che lo avrei ammazzato. Lui parlò con la mamma, che piangendo mi supplicò di andare a San Paolo, insieme con sua sorella e rimanere là tre mesi.
(continua…)
Nella mia casa c’erano molti litigi. I miei genitori si sono separati quando avevo 6 anni ed io mi sentivo come una pallina di ping-pong, un po’ con uno, un po’ con l’altro, senza trovare l’affetto di cui avevo bisogno. Ben presto ho iniziato a percorrere cammini sbagliati, senza sapere niente di questa vita entrai in conflitto con i trafficanti di una pericolosa favela. Dicevano che io e il mio amico avevamo importunato le loro ragazze così, estrassero un revolver e spararono contro me e il mio amico.
Quando avevo 11 anni, la mia casa, era come fosse una caserma, perché mio padre era poliziotto dal tempo della Forza della Repubblica e mio nonno partecipò alla Rivoluzione del 39. La polizia era tutto e valeva solo chi era della polizia. In casa c’era un regime militare. Mi alzavo alle cinque, cominciavo a zappare e alle sei, doccia, poi mio padre passava con l’auto di servizio e ci portava a scuola.
(continua…)
Sono nato nello Stato del Paraná ed a otto anni d’età sono arrivato a San Paolo (Osasco), lì ho cominciato a lavorare, a studiare con impegno, con il desiderio di realizzare il grande sogno della mia vita: volevo essere un calciatore. Sono arrivato a fare le prove nel “São Paulo futebol clube”, ma dopo una frattura, ho desistito dal mio sogno. Non ho mai smesso di lavorare e a 24 anni, partecipavo alla vita della parrocchia ed ho conosciuto una giovane. Con lei, ho cominciato a sviare il cammino, prima non fumavo… , però, non rimasi molto tempo con lei. Terminato questa relazione, ne ho cominciato un’altra, dalla quale ho avuto un figlio chiamato Lucas.
(continua…)
Dio è fedele e scrive dritto sulle righe storte, che siamo noi. Ecco i miracoli che Lui opera in noi e attraverso di noi
La storia di Miguel de Oliveira Filho
“Sono arrivato a bere alcool dal serbatoio di un’auto, oggi Dio sazia la mia sete
e mi soddisfa totalmente!”
(continua…)
Dio è fedele e scrive dritto sulle righe storte, che siamo noi. Ecco i miracoli che Lui opera in noi e attraverso di noi
| La storia di Francisco |
Mi chiamo Francisco, vengo da una famiglia tradizionalmente cattolica. Mia mamma è una donna di preghiera e tutta donata alla famiglia. Ho 10 fratelli. Quando ero piccolo, ricordo che abitavamo in campagna, in Paraíba. A 10 anni, siamo venuti ad abitare a San Bernardo do Campo (SP), in cerca di una vita migliore.
La forza dei laici! Coppia della Missione Belém: 4 figlie biologiche e 10 del “cuore”, impegnati nell’Evangelizzazione dei lontani.
Per la testimonianza completa clicca qui.
La storia di MATTIA E SILVIA
Esempio di laici impegnati con Cristo:sono responsabili, vicino a Venezia, di un gruppo del “Ruah”, organizzano ritiri kerigmatici per fratelli lontani dalla Chiesa e accolgono bambini nella loro famiglia Dio è fedele e scrive diritto sulle righe storte, che siamo noi. Ecco i miracoli che Lui opera in noi e attraverso di noi.